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Funghi
Funghi del Massico
AVVISO IMPORTANTE:
Quest'area è stata creata solo per descrivere i funghi presenti sul Massico.
Le eventuali considerazioni sulla presunta commestibilità o tossicità dei funghi fotografati, non devono essere prese in considerazione per fini alimentari dai visitatori del sito.
Per la precisa determinazione esistono gli Ispettorati Micologici presso le ASL, che offrono un servizio preciso, eseguito da personale specializzato.
Si declina pertanto qualunque responsabilità, derivante dall’inosservanza di questa avvertenza.
Funghi del Massico
Mi è capitato parecchie volte di andar per funghi sul Monte Massico, versante avezzanese, a volte anche nella pausa pranzo, durante la raccolta delle olive, facevo quattro passi tra le querce sparse qua e là. Naturalmente senza grandi pretese, anche perchè davanti non ci si presentano le fitte boscaglie di castagni che troviamo sul vulcano di Roccamonfina, o le immense faggete del Matese.
Se vogliamo la boscaglia, dobbiamo salire oltre le colline coltivate, ma ci aspetta una macchia inospitale, di lecci, querce e corbezzoli, che ci costringerà a camminare a quattro zampe, così come i cinghiali.
Ci sono però sparse qua e là, delle boscaglie interessanti di castagno, e quarcia, ma io personalmente non ho mai trovato nulla di importante.
E' giusto comunque conoscere i funghi presenti sulla montagna avezzanese, quindi proverò a descrivere tutti i funghi trovati. Se voi volete segnalare ritrovamenti, contattatemi via email, oppure iscrivetevi al forum!
Agrocybe aegerita (Pioppino)
Fungo presente sul Massico, soprattutto nella zona bassa.
Lo si trova in pianura nei pressi della zona abitata, di solito sotto le piante da frutto, come fico o gelso. Spesso ai margini dei terreni, sulla strada, sotto pioppo o sambuco.
Fungo che si presenta a gruppi, come le piu' comuni famigliole, infatti non l'ho mai visto isolato.
Di odore molto gradevole, fruttato, e sapore grato.
In Italia è largamente coltivato, ed è considerato un ottimo commestibile.
In ogni caso bisogna attenzionare un paio di cose: se si trova troppo vicino a strade trafficate o se è troppo anziano, bisogna astenersi dal raccoglierlo.
Amanita ovoidea (Farinaccio)
Fungo che esce nel tardo autunno nei pressi di pini isolati e piante d'ulivo.
Lo si trova abbondante nella zona dei cosiddetti calderoni, zona non molto alta ed esposta al sole anche nel periodo freddo. Raramente viene rinvenuto da solo, e non è difficile avvistarne anche decine di esemplari sparsi nel raggio di pochi metri.
Di odore poco gradevole, misto tra urina e muffa. Riconoscibile grazie al gambo e alle estremità del cappello molto farinose.
In Italia qualcuno lo raccoglie, ma recenti studi hanno provato la tossicità di questo fungo, quindi sarebbe meglio lasciarlo lì dove lo si è trovato e limitarsi ad apprezzarlo solo per la sua bellezza.
Amanita pantherina
Fungo che cresce sul Massico durante tutto l'autunno un pò ovunque. Dovrebbe uscire anche nell'estate, ma difficilmente sui territori massicani molto siccitosi e caldi.
L'esemplare fotografato è stato rinvenuto nella zona bassa, prima delle Torelle, tra le acacie e sporadiche latifoglie, ai bordi di una strada sterrata.
Fungo molto famoso per la sua carateristica pigmentazione bianca sul cappello, simile all'amanita muscaria. Il cappello è sul bruno chiaro, ocra, contro il rossastro della muscaria.
Considerato velenoso, anche mortale, provocando avvelenamento di tipo neurotropico, che colpisce il sistema nervoso.
Armillaria mellea
Fungo molto comune sul nostro versante del Massico. Probabilmente il piu' ricercato su queste colline avezzanesi, data la totale o scarsa presenza del porcino.
Fungo autunnale, che nasce a gruppi anche numerosi, spesso in prossimità di robinia pseudoacacia, alloro, sambuco, olivo, e sui cigli sopra vecchi olivi tagliati. In base al clima lo si trova da fine ottobre fino alle prime gelate.
Il colore del cappello varia in base alla pianta che lo ospita, infatti puo' variare dal giallino al marrone scuro, le lamelle sono di colore biancastro.
Nei chiodini abbiamo la presenza di un anello biancastro, appena sotto il cappello.
Esso è un fungo molto apprezzato, ma va fatto bollire almeno 15 minuti, prima di cucinarlo. Poi va scartato il gambo perchè coriaceo, e non vanno consumati gli esemplari piu' anziani.
Boletus Queletii
Fungo che predilige i climi caldi, e i boschi di quercia e castagno. Personalmente ne ho avvistati numerosi a sud dei 'calderoni' tra sparuti castagni e querce.
Da lontano potrebbe far sobbalzare un cercatore di porcini vista la somiglianza.
Il colore del cappello puo' variare in base all'età del fungo, dal bruno, rosso, giallo scuro.
I pori sotto il cappello, sono inizialmente chiari sul giallo scuro, poi viranti al rosso chiaro.
La carne al taglio vira al blu, verde, mentre al cerntro ed alla base del gambo al rosso, violaceo.
Da notare la totale assenza di reticolo sul gambo.
Un bell'esemplare, che consiglierei di lasciare lì dove lo si trova, sia per la sua bellezza, sia per il fatto che non vanta un ottimo sapore, come i suoi colleghi Boleti. Eventualmente, è un fungo che va fatto bollire per molti minuti, prima di essere poi cotto, poichè possiede delle tossine termolabili.
Clathrus ruber (Cuore di strega)
Fungo presente sul Massico. Lo si trova isolato, spesso ai margini dei terreni, sulla strada. Inizialmente si presenta come un uovo, poi si schiude ed esce fuori il corpo simile ad un reticolo.
La sua caratteristica principale è che emana un odore di cadavere, che attira le mosche della campagna.
In Italia è considerato un fungo non commestibile, per via anche della sua carne poco consistente e maleodorante.
Avvistato nella zone assolate, sotto quercia, castagno, ai margini dei terreni coltivati, concimati.
Omphalotus olearius - (Fungo dell'olivo)
Non è raro incontrare questo fungo, anche in gruppo, sotto ulivo o querce. Si possono trovare anche esemplari 'giganti'. I dilettanti, ma credetemi, anche qualche pseudo-esperto, lo può confondere con il gustoso gallinaccio, sia per il colore che per la forma del cappello.
In effetti rispetto al gallinaccio il fungo dell'olivo è di colore arancione carico, e macchia le mani se toccato a lungo, ed il suo habitat lo rendono abbastanza identificabile. Difficilmente i gallinacci si possono trovare vicino un ulivo.
L'odore è gradevole, fruttato, ma la sua carne è tossica, se ingerito può provocare una sindrome gastro-enterica.
Fungo ritrovato praticamente ovunque, predilige zone assolate, frequente sulle Torelle, colline avezzanesi basse, tra gli uliveti.
Scleroderma sp.
Fungo abbastanza invadente nel tardo autunno. Lo si trova un pò ovunque, anche sotto gli ultiveti, o tra gli arbusti della macchia mediterranea circostante.
Questo fungo può essere scambiato con le commestibili vescie, ma a differenza di queste ultime, possiede un colorito bruno, grigiastro, e la carne poco soda.
Se si schiaccia emana una polverina grigia, che se inalata può provocare forti allergie.
Sicuramente rientra tra i funghi velenosi e se ingerito, provoca disturbi di natura gastrointestinale.
Per la perfetta identificazione di questo fungo avremmo bisogno di un'analisi al microscopio, ma non ci interessa approfondire piu' di tanto.
Helvella sp.
Sicuramente un fungo particolare, grazie al suo aspetto. Gambo cilindrico, ma cavo, cappello ondulato, molto irregolare.
E' un fungo raro, ma cresce quasi sempre dove lo si vede, la prima volta.
La sua carne era considerata buona un tempo, ma recenti studi hanno dimostrato che può essere indigesto perchè contiene una tossina cancerogena: la Gyromitrina.
Quindi meglio definirlo un non commestibile, velenoso.
L'esemplare fotografato è stato trovato tra l'erba secca tra un olivo e corbezzoli, in località Impicci.